La tecnologia dopo il coronavirus

La pandemia causata dal Coronavirus ha portato molti cambiamenti. Ci ha costretti tutti a trovare nuovi modi di lavorare, interagire e vivere. Ha sollevato domande su come le nostre società sono organizzate e su dove vogliamo e dobbiamo investire per il futuro. Ci ha posto nuove sfide, non ultima quella di cercare una cura. L’evoluzione della tecnologia dopo il Coronavirus è una componente chiave del nostro sforzo collettivo per affrontare il virus e sostenere i nostri nuovi modi di vivere e di lavorare in questo periodo inaspettato.
La diffusione del virus in tutto il pianeta, ha quindi costretto l’umanità ad innovare e cambiare il modo in cui lavoriamo e viviamo

Infrastruttura digitale rafforzata

Il COVID-19 ha fatto sì che le persone si adattassero a lavorare da casa e in isolamento. Fare tutto questo, restando rifugiati nelle nostre case, ha permesso a molti di noi di valutare la possibilità di continuare alcune di queste pratiche in un mondo post-COVID-19.
Le videochiamate o in gergo le «Conference Call» hanno conquistato un po’ tutti, e sono assolutamente valide ed efficaci per tutti i tipi di riunioni

Controllo migliorato mediante Internet of Things e Big Data

Gli insegnamenti che stiamo ricevendo da questa esperienza ci permetteranno di monitorare le pandemie future utilizzando la tecnologia e i Big Data su internet. È noto in Italia il caso dell’app Immuni che utilizzerebbe i dati GPS dei nostri smartphone per tracciare gli spostamenti delle persone contagiate, segnalando con chi hanno interagito in modo da monitorare gli eventuali contagi. Nel momento in cui tecnologia e privacy degli utenti andranno d’accordo, si potranno ottenere enormi vantaggi per monitorare e affrontare in modo più efficace le future pandemie.

Telemedicina

La Telemedicina è il metodo che prevede servizi sanitari a distanza come il monitoraggio e la consulenza tra medici e pazienti online, attraverso una connessione sicura. La telemedicina quindi rimane solo un concetto per molti, soprattutto per l’Italia. Un recente articolo dell’American Journal of Managed Care ha discusso la necessità e le sfide da affrontare per incorporare la telemedicina nella quotidianità. Si legge che «sebbene permangano alcune sfide legali, e relative alle normative, l’epidemia COVID-19 potrebbe essere la giusta spinta per i legislatori e le agenzie di regolamentazione a promulgare ulteriori misure che facilitino un’adozione più diffusa della telemedicina».

Più acquisti online

Questo è avvenuto in maniera naturale, poiché la maggior della gente su tutto il pianeta ha dovuto spostare online quasi tutti i propri acquisti. Le aziende che non disponevano di un’opzione online hanno dovuto affrontare una rovina finanziaria e quelle che avevano una piccola presenza sul web hanno cercato di aumentare la propria offerta.


La bufala sul complotto dei potenti per il vaccino del Coronavirus

La pandemia è un complotto dei cosiddetti “poteri forti” per costringere il mondo a sottoporsi a un vaccino?

E chi sarebbero i burattinai di questa pandemia?

Più o meno i soliti noti: ovvero i politici Bill Clinton e Hillary Clinton, il filantropo e fondatore di Microsoft Bill Gates, Big Pharma ed Anthony Fauci, immunologo e consigliere della Casa Bianca.

Tutti pronti a trarre profitto da un vaccino da somministrare a tutto il mondo.

In un periodo in cui affidiamo le nostre speranze oltre che nella capacità di sopportazione eroica di medici e infermieri alla capacità della scienza di sviluppare farmaci o addirittura vaccini in grado di toglierci dall’incubo del coronavirus, è possibile che dimentichiamo che quella farmaceutica è una lobby che ha nel suo Dna il gene della massimizzazione dei profitti.

Eppure, nel caos della pandemia globale, basterebbe un’occhiata ai titoli delle borse per capire che uno dei pochi settori che non crolla (tutt’altro) è proprio quello di Big Pharma.

Gli ex lobbisti di punta di Eli Lilly e Gilead ora fanno parte della Task Force del Coronavirus della Casa Bianca. Azar è stato direttore delle operazioni statunitensi per Eli Lilly e ha fatto pressioni per la società, mentre Joe Grogan, che ora è direttore del Domestic Policy Council, è stato il principale lobbista di Gilead Sciences.

Sarà tutta una bufala ?

5G, tutto sarà connesso

Scaricare programmi pesanti o vedere film in 4K in mobilità non sarà più un problema. Soprattutto, il 5G permetterà di rendere realtà tutti quei progetti che oggi sembrano fantascienza: si pensi, per esempio, alle auto connesse, alla digitalizzazione delle infrastrutture stradali, all’Internet of Things, alle smart home ed a tutte quelle nuove tecnologie che richiederebbero una costante presenza di una rete a banda larghissima per funzionare.

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Perché in informatica si utilizza il termine BUG

Tutti noi conosciamo il termine bug largamente diffuso in informatica. Viene usato per identificare un errore durante la realizzazione di un programma in grado di compromettere in maniera più o meno grave il suo funzionamento. Pochi, però, conoscono le sue origini! Se traduciamo dall’inglese il termine bug sta a indicare un insetto di piccole dimensioni. Tuttavia l’origine del termine è legata a un curioso episodio avvenuto nel 1947 negli Stati Uniti.

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Computer Quantistici! Ne abbiamo veramente bisogno?

Si sente parlare sempre di più di Computer Quantistici e di come questi rivoluzioneranno l’informatica del futuro.

Si deve considerare che, al momento, i Computer Quantistici per funzionare ha bisogno di infrastrutture complesse ed ingombranti.  Ritengo quindi che, ancora per molti anni, i computer quantistici risiederanno nei data center specializzati per risolvere problemi molto complessi che richiedono tempi di calcolo troppo lunghi.

Programmare un Computer Quantistico è molto diverso dal programmare un computer classico. IBM ha sviluppato una piattaforma software open source IBM Q Experience e Qiskit (Quantum information science kit), che consente a sviluppatori e scienziati oltre a studenti di scrivere i propri programmi che verranno trasposti su un hardware quantistico.

La Cina, in questo campo, è sicuramente la maggior innovatrice globale, tanto da avere introdotto il Quantum Computing in campo astrofico, accademico e militare. Immediatamente dietro al colosso asiatico troviamo Google e Ibm, che dichiarano di possedere computer rispettivamente da 72 e 50 qubit.

L’attuale potenza di questi processori non dà ancora vantaggio rispetto all’utilizzo di un calcolatore tradizionale e le competenze necessarie per utilizzare un computer quantistico richiedono molto tempo per essere sviluppate.